Il primo film sulla più grande interprete italiana amata in tutto il mondo, Anna Magnani, si concentra nella notte del 21 marzo 1956 quando vince il Premio Oscar come miglior attrice per La rosa tatuata. La notte dell’attesa la passerà tra i vicoli e le piazze di Roma, tra la gente del popolo che la ama e le memorie che abitano il suo cuore. Questo il leitmotiv che unisce tutti i grandi accadimenti della vita di Anna Magnani accompagnata dalle persone che le sono state più vicine come Suso Cecchi D’Amico e Carol Levi insieme ai grandi amori come quello travagliato per Roberto Rossellini, «un’impronta nel cuore che vive anche quando il tempo ha cancellato tutto il resto».
C’è qualcosa di ammaliante nelle interpretazioni di Monica Guerritore. Come se cadesse qualsiasi filtro tra l’attrice e il personaggio.
Recentemente le è accaduto a sorpresa nella serie di Pappi Corsicato Inganno e ora in Anna che sembra fatto a sua immagine e somiglianza. Non a caso segna anche il suo debutto da regista. Scritto, diretto e interpretato da lei medesima per un’identificazione di una donna che si chiama Anna Magnani ma si legge Monica Guerritore.
Per come abita il lato più intimo e privato della grande attrice, per come immagina le derive notturne per la Capitale di lei che è stata pure Mamma Roma ovvero «il simbolo della città» come la chiama Federico Fellini nel suo di Roma e lei sorniona risponde: «Che so’ io?».
E chi è Anna Magnani? La lupa e la vestale che vaga per la Capitale notturna accanto a Tennessee Williams dal cui dramma La rosa tatuata Daniel Mann trae un film che le fa ottenere la statuetta, prima attrice in lingua non inglese. Anche in quell’occasione se ne va in giro per la Roma di notte a dare da mangiare ai suoi amati gatti. Intorno a lei, quando rientra a casa con la notizia fresca fresca dell’Oscar, i suoi collaboratori tra cui Ferruccio Ferrara, lo storico agente che la affida alla grande Carol Levi alle prime armi, e poi Suso Cecchi D’Amico. Antonello Trombadori.
2025